Cremolino
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BRUCETA
Le origine di questo santuario vengono collocate
intorno al sec. IX, nel periodo delle incursioni "saracene"G.Gaino
: ibidem - Tali incursioni sarebbero indicate dagli storici
acquesi Biorci e Moriondo
Dopo un incendio, dovuto ad una di queste incursioni, dalle ceneri di una piccola cappella venne tratto in salvo, perfettamente intatto, il ritratto della Madonna dipinto su pietra e attualmente venerato nel santuario; i cremolinesi ritennero il fatto miracoloso e ricostruirono subito la Cappella che fu denominata "Bruceta".
L'origine effettiva del santuario si perde però nella leggenda, così tramandata dai vecchi in rima dialettale:
« M'è cumparì na dama an
ter sturpé
ca 'm dumanda er pù bel agné:
Cara la mia dama ca mi speta lì,
che a la me mama a 'l vog a dì.
Papà e mama is son rallegrà 'd
so fia a sentirla parlà:
Vatne pùra giù da quel santé, su t' na
basta nenta ìun, dòie u strupé.
La bèla s'incamminna giù da quel
valon,
n'à pé truvò ra dama a guardé i
muton.
Na vusc per l'aria a s'é però
sentì:
Me a son la Regina dil Paradis »
( Mi è comparsa vicino al gregge una signora che mi chiede
l'agnello più bello: “Cara Signora mi aspetti lì,
che vado a dirlo alla mia mamma”. Papà e mamma
si son rallegrati a sentir la loro figlia , muta, parlare: “Vai
pure giù lungo quel sentiero e se non basta un agnello
dalle pure tutto il gregge”. La fanciulla ritorna ma non
trova più quella Signora a guardia del gregge. Una voce,
però, echeggia nell'aria: “Io sono la Regina del
Paradiso” )
La chiesa della Bruceta (dedicata alla Madonna
delle grazie) nell' XI secolo divenne, sotto il vescovo
di Acqui S. Guido, Parrocchia inferiore alle dipendenze
della Pieve di Molare. Viene incorporata poi (1475) alla Parrocchia
(intra mura) di S. Benedetto (Cfr. più avanti le notizie
sulla parrocchiale) poiché già da tempo "
i parrocchiani eransi ritirati dalla campagna ad abitare entro
il distretto del medesimo luogo per diversi e sinistri
incontri, ai quali erano esposti abitando in campagna."
(G. Gaino : Leggende - tradizioni - memorie storiche, Asti,
1965.)
Da allora è sempre stata meta di numerosi pellegrinaggi
e gode, a partire dal 1808 e con successiva Bolla di Pio VII
del 19 maggio 1918 fino alla revisione operata dal Concilio,
di una particolare forma di indulgenza plenaria che nel linguaggio
popolare venne sommariamente indicata come giubileo. La possibilità
dell'indulgenza plenaria non venne negata dalle nuove norme,
ma soltanto modificata e inserita nel nuovo contesto normativo.
Dal punto di vista storico-artistico la chiesa conserva ancora una struttura per gran parte romanica, anche se nel corso dei secoli ha subito restauri e, soprattutto, ampliamenti. Uno di questi, in particolare quello del 1820-23, ha modificato parte della precedente struttura: dell'antica cappella infatti rimasero solo parte del campanile e l'abside, divenuta facciata. Durante questi lavori fu danneggiato il quadro della Madonna che, tuttavia, si conserva ancora in buono stato nonostante sia dipinto su pietra; sarà effettivamente quello che la tradizione vuole si sia salvato dalle fiamme? Non so. Di sicuro è un quadro antichissimo e molto bello: rappresenta la Madonna, apparentemente seduta, che tiene nella mano destra un libro e con il braccio sinistro stringe al seno il bambino ; quest'ultimo è raffigurato nell'atto di benedire con la mano destra mentre nella sinistra tiene il globo terrestre sormontato da una croce. Tutto l'insieme, comprese le espressioni dei volti, richiamano molto le immagini delle icone.